domenica 26 agosto 2012

Guardare indietro per andare avanti

Anni fa ho scritto questo. Ne iniziai  anche un seguito che ho ripreso ultimamente, ma scriverlo mi sta creando non poche difficoltà, nonchè varie riflessioni.
Il primo essenziale punto è che non sono più la stessa persona che aveva creato questo universo narrativo (perdonate la definizione pomposa, ma non mi veniva un termine più terra terra). È un dato di fatto e sinceramente sarebbe anche grave se lo fossi a tanti anni di distanza, ma sono giorni che rifletto su vari aspetti: quando ho scritto i primi racconti avevo dentro una rabbia compressa che esplodeva nella mia prosa, uno stile che non posso (non so) ripetere.
E se anche ci riuscissi, sarebbe giusto? Credo di no, credo proprio di no.

Da qui ho però riflettuto su un altro aspetto: dov'è finita quella rabbia? La risposta a questa domanda non mi è piaciuta, perchè ho capito che si è trasformato in qualcosa di diverso: rassegnazione.
Ma se la rabbia era esplosiva ed attiva, la rassegnazione è placida e passiva. E si scontra con le tante cose che faccio e che vorrei fare.

Altra domanda: dovrei ritrovate la rabbia? Ritrasformare questo malcontento che mi porto dentro in qualcosa di concreto? La risposta è decisamente sì. Ma come? Non è facile come sembra, non a quarantanni. Le delusioni della vita hanno già fatto il loro corso, frantumando le leggere ali da sognatore che mi portavano in giro nei miei mondi fantastici.
Come si risolve?
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